Ti stanno togliendo il diritto alla riparazione!

Ti stanno togliendo il diritto alla riparazione!

Ormai molti anni fa acquistai usato su eBay il mio primo Mac fisso, un PowerMac G4 MDD (dopo aver avuto per un po’ un portatile iBook bianco). Ricordo ancora l’entusiasmo quando mi resi conto della facilità con cui Apple aveva previsto ogni tipo di intervento sulla macchina, con un’apertura progettata apposta per accedere in modo semplice all’hardware, senza dover smontare nulla.

Sì, Daniele, ma quel coso pesava quanto un armadio e faceva il rumore di una turbina d’aereo, dirà qualcuno. Adesso abbiamo portatili sottilissimi, tablet che stanno nella borsetta, smartphone più potenti dei supercomputer di allora. Non è meglio?

Certo. Non è mia intenzione scrivere un articolo a favore del luddismo. C’è, però, una cosa molto importante che stiamo man mano perdendo, non solo in informatica, e si chiama Diritto alla riparazione. Quando compri un qualsiasi oggetto, diventa tuo. Anche un computer. Puoi, entro certi limiti legali, farci quello che vuoi: modificarlo, migliorarlo, ridipingerlo, o romperlo. E se si rompe, hai il diritto di scegliere dove e da chi farlo riparare, o magari grazie a Internet riuscire a risolvere il problema in modo autonomo, imparando qualcosa.
Questo diritto è sempre più ristretto per due motivi, uno più ovvio, l’altro meno.

  1. La tecnologia diventa sempre più complessa, miniaturizzata, integrata. Se in passato, e in molti casi ancora oggi, i portatili avevano alcune parti facilmente sostituibili (hard disk e memoria, ad esempio), ormai i produttori optano per sistemi integrati dove tutte le componenti sono saldate sulla scheda madre, la piastra di silicio che ospita le principali parti di un computer, come il processore. A volte questo è utile e necessario (per farvi stare il telefono in tasca, per esempio), a volte è un eccesso. È davvero così fondamentale avere portatili spessi quanto un foglio, perdendo tra l’altro flessibilità d’uso man mano che si riducono le porte d’accesso esterne (qualcuno ha detto “jack delle cuffie”)?
  2. Nonostante quanto detto sopra, se ciò riduce le possibilità dell’utente finale, un laboratorio specializzato può comunque sopperire con esperienza e attrezzature, modificando e riparando anche sistemi complessi. Alcuni produttori, come quell’Apple che all’epoca del PowerMac G4 si vantava dell’accessibilità delle sue macchine, stanno adottando misure estreme per ridurre ulteriormente il diritto di riparazione. Ostacoli fisici e legali, per obbligare gli utenti a portare i propri dispositivi soltanto in centri controllati dalla casa madre.

Qualcuno dirà: beh, è a beneficio della qualità. Così siamo sicuri che il prodotto sia riparato in modo corretto e con pezzi originali. Forse.
Cosa ha a che fare con la qualità, il fatto di creare un tipo speciale di viti, le famigerate pentalobe, in una sfrenata competizione con i produttori di cacciaviti?


O perché, ancora, una popolare catena americana di riparazioni, la nota iFixit, denuncia di ricevere minacce di cause milionarie quando si permette di pubblicare guide e schematiche utili per smontare apparecchi che hai comprato, e quindi sono tuoi?
Qualche giorno fa sono incappato per caso in un video molto interessante.

Per chi non mastica l’inglese, il servizio della rete canadese CBC News narra di un giornalista che, recatosi a far riparare il suo portatile, si è visto presentare un preventivo di circa 1200$, superiore o quasi al valore dell’oggetto, con l’ovvio consiglio di comprarne uno nuovo.
Portata la stessa macchina da un riparatore indipendente di fiducia, il problema è stato risolto in pochi minuti, sistemando il cavo interno al quale è collegato il display, che si era piegato. Una soluzione offerta gratis. Se poi il cliente avesse voluto sostituire il componente, per tranquillità, avrebbe dovuto spendere intorno ai 100$.

Quindi, il “centro ufficiale” che garantisce qualità e cura del cliente voleva in sostanza obbligare il giornalista a buttare via il computer, generando tra l’altro ulteriori rifiuti da smaltire (non ne abbiamo già abbastanza?). Il tecnico indipendente, cattivo e inaffidabile, invece ha risolto il tutto gratis o con pochi spiccioli (relativamente al valore della macchina).

Caso isolato? No. Un’altro Youtuber molto seguito, Linus Tech Tips, ha denunciato in un video come a lui sia stata addirittura negata la riparazione di un computer, nonostante fosse disposto a pagare (il danno era infatti stato provocato da una caduta, e quindi non coperto da garanzia). Devono aver pensato: beh, se sei disposto a sborsare, paga di più e comprane uno nuovo.

È evidente come, non solo in informatica, si stia sempre più prospettando un presente e un futuro dove il consumatore compra, utilizza, getta, ricompra, e così via in un circolo infinito.
Non sarebbe un problema, se non impedisse a molti dispositivi di vivere una seconda vita utile. Io stesso, come molti, ho in casa vecchi pc rattoppati che funzionano ancora e servono a scopi vari, per esempio come archivio musicale (un’altra storia che vi racconterò  🙂 ). Non solo: anche se noi non possiamo più utilizzarli, pc e smartphone non al passo con i tempi possono essere donati a chi ha meno possibilità (come abbiamo fatto in alcuni casi in ReAgire, per favorire l’inclusione di disoccupati attraverso l’alfabetizzazione informatica). Un’economia dell’usa e getta crea un mondo insostenibile di rifiuti, e il riciclo non è la risposta più efficace. Far durare di più gli oggetti è meglio che spendere risorse per ridurre l’inquinamento da loro provocato.
Inoltre, secondo l’associazione americana Repair.org, che sta cercando di rendere illegale negli Stati Uniti qualsiasi pratica contro il diritto alla riparazione, il valore economico e sociale del settore è importante, con molti posti di lavoro in gioco.

Cosa possiamo fare noi utenti, in balia di colossi multinazionali più potenti di molti Stati? La risposta, come sempre in questi casi, è indirizzare gli acquisti verso produttori e modelli più rispettosi dei diritti dei consumatori. Parlare l’unico linguaggio che comprendono, quello dei soldi. Non sempre è facile, o possibile, ma quantomeno è giusto provarci. Per esempio, prima di acquistare un dispositivo, chiediti se davvero ti serva così leggero, o piccolo, oppure no. Informati, usando il potere che ci mette in mano la Rete, sulle esperienze e le opinioni di altri utenti ed esperti. Magari non vorrai tu stesso mettere le mani in qualcosa che non conosci, ma potrai sempre trovare qualcuno che lo sappia fare, se sarà necessario. Oppure no, lo butterai al primo problema, ma sarà una tua scelta, non imposta dal costruttore.

In sostanza: tieni sempre a mente il tuo diritto di scegliere, quando hai ancora in mano i soldi che i produttori desiderano così ardentemente.


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