Parole Digitali: Creative Commons – il copyright ai tempi di Internet

Parole Digitali: Creative Commons – il copyright ai tempi di Internet

La recente normativa europea sul diritto d’autore ha riacceso la discussione su un tema decennale. A prescindere dalle tesi delle varie fazioni, se c’è una cosa che più di vent’anni di Internet mi hanno insegnato è che di fatto qualsiasi azione atta a contrastare la pirateria è inutile.
Fatalismo? No, realtà. Chi ha qualche annetto come o più di me ricorderà la vicenda di Napster (se non la conosci, leggi qui la sua storia). Nemesi delle case discografiche, quando fu sconfitto a detta delle major doveva essere la Waterloo della pirateria. Che invece, nonostante le alternative legali come Netflix e Spotify siano di qualità eccellente e relativamente poco costose, non potrebbe essere più florida, grazie a connessioni gigabit e software forse meno alla portata di tutti, ma molto più efficienti.

D’altra parte, è giusto che chi crea contenuti non venga defraudato da chi copia a scopo di lucro. Sperando che questa tesi si applichi anche ai giornali che pescano a strascico quotidianamente su Youtube da ignari utenti, pagandoli in visibilità e monetizzando con la propria pubblicità, senza neanche un link alla fonte originale. Sì, gli stessi giornali che in questi giorni hanno esultato per una normativa che difende i loro contenuti. Viviamo in un mondo interessante.

In un contesto dinamico come quello di Internet, da molti anni ormai si è affermata una voce alternativa. Forse ne avrai sentito parlare, almeno di sfuggita: mi riferisco a Creative Commons. Fondata nel lontano 2001 dal giurista americano Lawrence Lessig, l’organizzazione ha l’obiettivo di creare un sistema di licenze legali di diritti d’autore più compatibile con le esigenze di condivisione della Rete, consentendo agli autori di proteggere i propri contenuti pur lasciando maggiori libertà agli utilizzatori.

Le licenze Creative Commons (anche dette “CC”) sono di vario tipo e generalmente modulari, a seconda di quali diritti l’autore voglia riservarsi e quali invece garantire al pubblico. Di norma chi usa licenze di questo tipo consente agli utenti di riutilizzare il proprio lavoro (remix) in parte o nella sua completezza, che sia un testo, video o musica, con alcune clausole di esclusione.
Per esempio, la licenza che utilizzo per gli articoli di questo blog è quella CC BY-NC-SA. Cosa significa?

BY: obbliga chi condivide il contenuto a citare l’autore originale. È il modulo Attribuzione.
NC: impedisce lo sfruttamento commerciale. Se vuoi copiare parte di questo testo puoi farlo, ma senza guadagnarci. È il modulo Non Commercial.
SA: fondamentale per la proliferazione di Creative Commons, obbliga chi crea nuovi contenuti usando parti di altri protetti dalle licenze CC a condividere le nuove opere con la stessa licenza. Quindi, non puoi utilizzare una canzone Creative Commons con questa clausola per il tuo video blindato da copyright, mi spiace. 🙂 È il modulo Share Alike, condividi allo stesso modo.

Un’altra tipologia importante è la ND (Non Derivatives – Non opere derivate) che consente la condivisione gratuita, ma non il riutilizzo in altri contenuti (è usata per esempio da vari giornali e da alcuni dei nostri Ministeri).

Esiste infine la cosiddetta CC Zero, per chi vuole rilasciare contenuti senza nessun diritto d’autore, neanche la citazione della fonte, che diventano quindi in sostanza di pubblico dominio. Spesso si trova associata alla dicitura Nessun diritto riservato, in contrapposizione alle frasi Alcuni diritti riservati, tipica di CC, e Tutti i diritti riservati che invece caratterizza il classico copyright.

Creative Commons non è la soluzione a tutti i mali del copyright o della pirateria, ma al pari dell’open source per il software, è un’importante lezione sulla necessità di creare un nuovo modello di sfruttamento economico dei contenuti creativi in un mondo che non è più quello dei cd, vinili, videocassette o libri cartacei. Molti, nostalgici, potranno assistervi sconsolati, io invece ci vedo meravigliose e infinite possibilità. 🙂


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