Parole Digitali: DRM

Parole Digitali: DRM

DRM, acronimo di Digital Rights Management (gestione dei diritti digitali) è un termine con il quale tutti noi abbiamo a che fare ogni volta che guardiamo un film su Internet o su DVD, ascoltiamo musica o leggiamo un ebook.

I drm sono in sostanza degli evoluti sistemi di protezione anticopia, che indicano al computer o al lettore specifico cosa l’utente può o non può fare con il contenuto: per esempio riprodurlo su un numero massimo di dispositivi, oppure leggerlo, ma non stamparlo, e così via.
La protezione dalla copia di software e altri prodotti esiste sin dagli albori, quando i programmatori volevano evitare la proliferazione pirata dei propri videogiochi o applicativi. Era presente anche in tecnologie non digitali, come i vecchi nastri VHS, dove venivano adottate soluzioni molto creative per permettere la riproduzione di un film, ma non la sua duplicazione.
Con l’avvento dei contenuti privi di supporto fisico, come musica e film in streaming, l’attenzione più che sulla copia si è appunto spostata sulla riproduzione. Puoi tranquillamente inviare via mail a un tuo amico il file di un ebook acquistato, per esempio, ma lui non potrà leggerlo.
I drm sono anche utilizzati come medoto per ingabbiare i consumatori all’interno della gamma di prodotti di un marchio. Gli ebook acquistati su Amazon, per esempio, sono protetti con un sistema che li rende illeggibili su dispositivi diversi da quelli da loro commercializzati.

La domanda che sorge spontanea è: servono davvero? La risposta è molto semplice: no. Fin da quando sono nate le prime protezioni anticopia, la pirateria non ha mai smesso di essere fiorente. Sistemi, per esempio, come quello suddetto di Amazon, sono facilmente aggirabili da chiunque abbia un minimo di esperienza e conosca i software giusti.
Inoltre, se parliamo di supporti fisici, come i DVD, i drm spesso contrastano con uno dei diritti fondamentali dell’acquirente: quello alla copia personale, il backup necessario a evitare che un incidente o il tempo rendano non più fruibile ciò che abbiamo acquistato. In generale i DRM, invece di essere efficaci contro chi compie atti illegali come la diffusione pirata dei contenuti, tendono a creare problemi o limitazioni a chi invece ne usufruisce in modo onesto, danneggiando inoltre la libera concorrenza. Tutto ciò facendo spendere molti soldi alle aziende che si ostinano a implementarli.

In attesa di un mondo in cui gli acquirenti siano convinti a non rivolgersi al mercato illegale da offerte commerciali oneste e innovative, invece che da inutili lucchetti, sono nate iniziative interessanti come Social DRM, adottato per esempio da alcuni editori. In sostanza è un particolare tipo di drm che inscrive nel file acquistato soltanto il nome del compratore, senza ulteriori limitazioni. Se questo viene diffuso, è quindi molto facile risalire al paziente zero, senza che chi è onesto venga danneggiato. Se vuoi approfondire, ecco un bell’articolo di qualche anno fa dal blog Storia Continua.

 


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