Viaggio nel mondo delle nuove realtà digitali

Viaggio nel mondo delle nuove realtà digitali

Negli ultimi anni sono tornati in voga alcuni termini che, in maniera ricorrente, risalgono alla superficie delle cronache informatiche nella speranza che ogni volta sia quella buona per la loro diffusione di massa. Mi riferisco a sistemi come la realtà virtuale che da decenni, un po’ come l’altrettanto mitica fusione nucleare, promette infinite meraviglie.

Questa volta, però, colossi come Microsoft, Apple, Google e Facebook sono della partita e pare che la tecnologia sia finalmente giunta a un livello di usabilità accettabile per il grande pubblico. È utile quindi conoscere quale sono i modelli in corsa per cambiarci di nuovo la vita nel prossimo futuro, e le loro differenze.

Realtà virtuale.

È il sistema di più antica concezione, e quello con cui molti di noi hanno più familiarità, avendolo visto sfruttato in innumerevoli film di fantascienza. Totalmente immersiva, vi si accede tramite l’uso di complessi caschi collegati via cavo a computer relativamente potenti (allo stato attuale, infatti, richiede ancora risorse di calcolo notevoli, sebbene sia sufficiente un pc con una dotazione di medio-alto livello). L’utente viene catapultato in una realtà generata dal computer, perdendo quindi il contatto con il mondo intorno a lui. Uno degli esempi di maggior successo degli ultimi anni è quello di Oculus, che di recente ha rilasciato anche un modello completamente autonomo.
A volte la realtà virtuale è intesa con la sua ramificazione di realtà totale, quando coinvolge anche tutti gli altri sensi e consente di generare un mondo indistinguibile dalla realtà (per ora solo nei film di fantascienza, come in Matrix).
Uno dei principali problemi ancora irrisolti della realtà virtuale è detto motion sickness: in parole povere, lo stesso fastidioso effetto che si prova leggendo in auto, perché il nostro cervello riceve segnali contrastanti. Nel caso della realtà virtuale gli occhi segnalano un movimento (anche frenetico, nel caso dei videogiochi), mentre i nostri apparati dell’equilibrio segnalano che siamo praticamente fermi. Questo provoca in molti utenti un senso di nausea che costringe a interrompere l’utilizzo anche dopo pochi minuti.

Realtà aumentata.

Diversamente dal modello precedente, la realtà aumentata non si propone di sostituire il mondo reale, ma di riempirlo di informazioni. L’utente non si immerge in una ricostruzione virtuale, ma continua a vedere il proprio mondo, con l’aggiunta di informazioni accessorie, per esempio indicazioni stradali, dati delle persone con cui stiamo parlando, guide turistiche sui monumenti che visitiamo, etc…
Essendo molto più semplice della realtà virtuale, quella aumentata richiede dispositivi molto più leggeri o autonomi, come occhiali o anche i semplici smartphone che abbiamo già nelle nostre tasche. Una particolare applicazione della realtà aumentata è quella degli HUD (Head-Up Display), di derivazione militare e che si sta diffondendo nelle automobili. Si tratta di dispositivi che proiettano le informazioni sul parabrezza del veicolo, consentendo al guidatore di avere dati di navigazione o sui sistemi senza dover distogliere lo sguardo dalla strada.

Realtà mista.

Come intuibile dal titolo, la realtà mista è un…misto delle precedenti. È la strada scelta da Microsoft e molti suoi partner. In genere la realtà mista unisce elementi del mondo reale a inserti virtuali, consentendo per esempio all’utente di mantenere la visuale sulla propria stanza, ma aggiungendovi oggetti virtuali, finestre, o vere e proprie ricostruzioni. Un utilizzo pratico potrebbe essere quello di una visita a un luogo storico dove alle rovine sono aggiunte anche parti mancanti, per mostrare per esempio il Colosseo com’era ai tempi dell’Impero Romano.
La realtà mista richiede dispositivi ancora complessi che possono essere sia collegati al PC, e quindi meno costosi, sia indipendenti. È questo il caso di Hololens di Microsoft, uno dei dispositivi più interessanti e innovativi presentati negli ultimi anni: si tratta di un computer olografico indossabile già utilizzato in realtà di progettazione industriale. Grazie a sensori e videocamere è in grado di mappare in 3D la stanza in cui siamo, e di aggiungervi vari tipi di oggetti virtuali, da semplici finestre di Windows fino a modelli complessi in grado di interagire con il nostro corpo e con l’ambiente esterno. Ancora molto costoso e poco utile agli utenti normali come noi, potrebbe in futuro sostituire dispositivi come pc, televisione, smartphone e solo il tempo ci dirà cos’altro.

Il futuro promesso da queste nuove tecnologie può meravigliare e forse anche spaventare, ma se vissuto con consapevolezza dei rischi e delle opportunità che offre ci aprirà le porte di infinite possibilità.


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